“Non abbiamo bisogno dei miracoli per credere, né di successi per perseverare.”
Mino Damato a tutto lo staff di volontari in occasione dell’inaugurazione del Centro Pilota Andreea Damato a Singureni (Novembre 1997).
“Non abbiamo bisogno dei miracoli per credere, né di successi per perseverare.”
Mino Damato a tutto lo staff di volontari in occasione dell’inaugurazione del Centro Pilota Andreea Damato a Singureni (Novembre 1997).
In Romania si è verificata la più grande epidemia di AIDS nosocomiale di fine millennio. Vuol dire in parole semplici che migliaia e migliaia di bambini, nati sani, sono stati abbandonati e infettati proprio negli istituti che avrebbero dovuto accoglierli, assisterli, curarli e proteggerli: orfanotrofi ed ospedali.
Una tragedia di proporzioni ancora non definite: così come i meccanismi di trasmissione del virus negli ultimi anni della dittatura Ceausescu.
Perché ha colpito solo i bambini?
Perché ha colpito tra i bambini soprattutto i più indifesi: gli orfani, gli abbandonati, gli emarginati?
Perché perché perché perché perché?
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Sono stati raggiunti duemila bambini. Duemila volti hanno avuto finalmente un nome un cognome, il riconoscimento della certezza anagrafica della loro nascita e una storia da raccontare. Finalmente individui, persone.
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La sfida era di realizzare in pochi anni un sistema modulare avanzato di accoglienza assistenza, cura, educazione e protezione di bambini abbandonati e malati che potesse essere di riferimento anche al resto d’Europa.
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La parola più usata dai bambini di tutto il mondo è casa. Lo dice uno studio dell’ONU. Fino a quattro anni la parola più comune tra i bambini di tutto il mondo era… “mamma”.
Fino a quattro anni fa tutti i bambini abbandonati e malati di AIDS che erano con noi chiamavano ogni donna… mamma.
Oggi non più: i nostri bambini sanno che nessuno di noi può essere la loro mamma o il loro papà.
Siamo amici: tra i più cari che avrebbero potuto trovare, tra i più fedeli negli anni, nel tempo. Quelli che non li abbandoneranno mai, anche nei momenti più difficili.
Amici a portata di mano, di voce, di telefono, amici che ascoltano e parlano il linguaggio del cuore.
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Signore
Siamo qui oggi per un Ringraziamento.
Abbiamo seguito le Tue indicazioni
E ora siamo nella Tua Casa
A ricevere conforto, fiducia nel domani
E nelle nostre povere forze.
Ti promettiamo che verremo qui a cercare
La pace, la salute e il bene degli altri,
dei più deboli, dei più indifesi.
E’ per questo che ti preghiamo di proteggere
I nostri bambini
Signore, siamo una compagnia
Scombiccherata ma di buona volontà
Giullari in cerca di un Regno
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” Le offerte caritatevoli danno frutti soltanto quando doniamo sentendo dentro di noi i tre sentimenti puri per eccellenza: la gioia, prima che il dono venga offerto, la grazia nell’offrire, il piacere dopo l’offerta; questi sono i tre principi sui quali deve fondarsi il perfetto gesto caritatevole.”
JATAKAS 390
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